Che cos'è la cache DNS e perché va in tilt
Windows conserva una copia locale delle ultime risposte DNS: il servizio Client DNS (Dnscache) archivia ogni traduzione dominio-indirizzo IP, così le visite ripetute saltano il resolver e caricano più in fretta. Ogni voce porta con sé un TTL, un tempo di vita impostato dal proprietario del dominio, e le voci scadute vengono normalmente sostituite da sole. Accanto alle risposte andate a buon fine, Windows mette in cache anche gli insuccessi per un po': un singolo lookup caduto può echeggiare per i secondi o i minuti successivi.
La cache diventa un problema solo quando la realtà cambia più in fretta della scadenza delle voci: un sito trasloca su un server nuovo, modifichi il file hosts, una VPN dirotta il traffico oppure il provider ti passa un resolver diverso. Windows continua a rispondere a memoria con dati di ieri — o decisamente sbagliati — e il browser mostra DNS_PROBE_FINISHED_NXDOMAIN o ERR_NAME_NOT_RESOLVED, mentre ogni altro dispositivo della stanza carica il sito senza problemi.
- Un sito si apre sul telefono ma non sul PC: la voce in cache punta a un vecchio indirizzo
- Hai modificato il file hosts e il browser continua a connettersi al vecchio IP
- Una VPN è stata collegata o scollegata e alcuni domini non sono più tornati
- I browser segnalano ERR_NAME_NOT_RESOLVED o DNS_PROBE_FINISHED_NXDOMAIN
- Hai cambiato server DNS e continuano a tornare vecchie risposte negative
Svuotare la cache — Prompt dei comandi e PowerShell
La via classica è il Prompt dei comandi: premi Win+R, digita cmd, premi Invio, poi esegui ipconfig /flushdns. Windows risponde con una conferma su una riga che la cache del resolver è stata svuotata, e la procedura finisce lì: nessun riavvio e, in una configurazione standard, nemmeno i diritti di amministratore. In PowerShell il cmdlet equivalente è Clear-DnsClientCache; svuota esattamente la stessa cache e torna comodo quando un terminale è già aperto.
Valgono la pena due strumenti compagni. ipconfig /displaydns stampa in console la cache corrente, così vedi che cosa Windows aveva memorizzato prima di decidere di svuotarla. E se usi Chrome o Edge, ricorda che ogni browser tiene una propria piccola cache DNS: quando un sito continua a fare i capricci dopo lo svuotamento di sistema, apri chrome://net-internals/#dns (oppure edge://net-internals/#dns) e clicca Clear host cache.
Che cosa lo svuotamento risolve e che cosa no
Lo svuotamento ripara la memoria, non l'impianto. Funziona quando il guasto nasce da una voce locale vecchia o corrotta, e non fa nulla quando il resolver stesso è irraggiungibile, il router ha perso la linea o il sito è davvero giù: in quei casi fallisce tutta la rete in compagnia. Se il sintomo torna nel giro di pochi minuti, la cache è un messaggero, non il colpevole: passa il sistema a un resolver pubblico affidabile come 1.1.1.1 e controlla che un'estensione del browser o l'antivirus non stia intercettando il DNS.
Non c'è alcuna cadenza da rispettare: lo svuotamento è una riparazione a richiesta, non un rituale di manutenzione. Su una macchina sana farlo ogni settimana non cambia nulla, perché la cache sta semplicemente facendo il suo lavoro. Dopo modifiche DNS, cambi di rete e sessioni VPN, però, uno svuotamento da un secondo risparmia minuti di reload confusi.
Domande e risposte
Svuotare la cache DNS è sicuro?
Sì. Stai solo eliminando i lookup memorizzati, non impostazioni, password o profili Wi-Fi; qualche minuto di navigazione e la cache si riempie di nuovo da sola. È una delle riparazioni di rete meno invasive in circolazione.
Devo riavviare il PC dopo ipconfig /flushdns?
No, l'effetto è immediato. Un riavvio serve solo per riparazioni più profonde, come il reset di Winsock o dello stack TCP/IP.
Come vedo che cosa c'è nella cache DNS prima di svuotarla?
Esegui ipconfig /displaydns nel Prompt dei comandi. Stampa ogni record in cache con tipo, TTL residuo e valore, il che aiuta a capire se una voce stantia è davvero il problema.
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